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LEGGERE UNA IMMAGINE - Jerry Uelsmann

Ferrara.Carlo

Moderatore

#1 05/08/2019, 14:11
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Foto allegata

di Carlo Ferrara, moderatore.
Oggi parliamo di Jerry Uelsmann. Nato nel ‘34 negli Stati Uniti, approccia alla fotografia da giovane come fotografo matrimonialista. Ben presto scopre di avere un dono innato per….. la camera oscura. Ebbene si, perché ciò che vedete non ha nulla a che fare con Photoshop o qualsiasi programma di editing. Quindi? Citando J.U. quando presenta le sue immagini alle gallerie americane degli anni ‘60 : “Davvero interessanti, ma questa non è fotografia.”
“Mi scusi, passo ore in camera oscura… ho comprato tutto al negozio di fotografia… come dovrei chiamarla?”
Come al solito diamo una brevissima localizzazione temporale: anni 60, fermento dell’arte moderna, Magritte e Dalì!!! Periodo di innovazione e di surrealismo. E proprio in questa corrente collochiamo l’opera di Uelsmann. Quindi, una analisi concettuale ci porta a ragionare su immagini visionarie, frutto di estro ed osservazione; non uno stravolgimento della realtà, ma più realtà fuse insieme per crearne una nuova. Nell’ immagine in questione, l’equilibrio è il soggetto principale, ma anche la “leggerezza della roccia” il suo “entra-esci” dal frame sono stimoli per una riflessione. Come ogni buon surrealista, anche J.U. non spiega, lascia allo spettatore la possibilità di usare la fantasia.
Lo so, ciò che fa discutere non è il concetto espresso, ma la tecnica. Ciò che vediamo si può definire fotografia?
Un piccolo passo indietro. Se scatto una fotografia con una macchina analogica, la sviluppo ottenendo un negativo, posso indiscutibilmente affermare che ho fatto una fotografia. Se poi metto il negativo su di un ingranditore e stampo su carta, posso indiscutibilmente affermare che ho stampato una fotografia. Ora, se nell’ingranditore inserisco due negativi (di due immagini diverse) e stampo, perché non dovrei chiamarla fotografia??? Questo è il sistema utilizzato da J.U. per creare le sue fotografie. Effettivamente in modi molto più complessi, arrivando a sovrapporre fino a 12 negativi di 12 immagini differenti, utilizzandone parti intere oppure solo porzioni ed ancora utilizzando più ingranditori con negativi diversi, spostando “semplicemente” la carta di stampa da uno all’altro e mascherando ciò che non serviva. Coloro che hanno approcciato la fotografia partendo dal digitale o non hanno mai visto/usato una camera oscura, potrebbero sentirsi “spaesati”; non dovete, è solo una questione di manualità e non c’è concettualmente nulla di diverso tra lo sviluppo in camera oscura e lo sviluppo con Photoshop (sottolineo concettualmente, perché differenze pratiche ne esistono tantissime e la differenza principale è che la pellicola si basa su di un processo chimico, mentre quella digitale su di un processo elettronico) . Anche perché PS ha semplicemente digitalizzato le funzioni di un ingranditore; le ha rese più user-friendly. Riassumiamo: se sovrapponiamo due negativi in un ingranditore o sovrapponiamo due foto con PS otteniamo lo stesso risultato… una foto. Da qui, viene un ragionamento molto semplice: se il risultato è una schifezza… tale rimane.
Ognuno di noi può creare immagini sovrapposte, direttamente sulla macchina fotografica, con PS, in camera oscura; resta fermo il presupposto che ci deve essere un’idea a monte; è obbligatorio sperimentare, ma tipicamente non si mostrano gli esperimenti, ma solo i risultati ritenuti soddisfacenti.
Insomma, basta credere che PS sia la rovina della fotografia. Cominciamo a concepirlo come uno strumento (ciò che è effettivamente) in grado di aiutarci a fare fotografia ed eventualmente anche per dare sfogo alla creatività.
Per completare il discorso è importante aggiungere un ragionamento. Sapere quale sarà la destinazione finale dell’immagine e quali i suoi fruitori. Provo a spiegarmi con un esempio.
Un operaio edile deve costruire un muro per un cliente e il geometra fornisce al manovale un disegno con le quote. Per il muratore e per il cliente, quanto è importante se il disegno è stato fatto con Autocad o a mano con un tecnigrafo??? L’importante è che nel disegno sia tutto chiaro e che le misure siano giuste. Solo il confronto tra geometri può generare discussioni sul come realizzare il disegno, ma il “perché” rimane immutato. Perciò, anche noi dovremmo sempre chiederci il perché e non il come. E’ innegabile che, come appassionati, si cerchi di capire per apprendere e che certe immagini appaiano soggettivamente più valide a seconda del metodo con cui sono state realizzate, ma non è una valutazione oggettiva.
Se la foto è gradevole, non fissiamoci sul come, rischiamo di perdere di vista il perché!
https://www.uelsmann.net/

Ferrara.Carlo

oltre

#2 06/08/2019, 08:46
Punteggio commenti: +25

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Complimenti per l' articolo, chiaro , sintetico ed esaustivo. Descrivendo la tecnica fotografica di Jerry Uelsmann, sei riuscito a toccare ed approfondire un argomento di discussione che si ripete continuamente. Sei stato bravissimo nel portare il lettore a riflettere sul concetto di fotografia e modalità di lettura. Spero che riesca ad intaccare l' assunto mentale , quasi assolutistico, che si ha, a volte, della fotografia. Nella immagini di Jerry Uelsmann, peraltro splendide per creatività e tecnica, viene raffigurata una realtà materica fisicamente nota. Ora con le possibilità dei sistemi di elaborazioni, la creatività può manifestarsi in svariate modalità, e tra queste, c'è la possibilità di ottenere immagini che vanno oltre il ciò che si vede “è”. A mio avviso, qui sorge un altro dilemma, per essere considerata fotografia, deve essere raffigurato qualcosa che raffiguri o si possa collegare ad un qualche livello della realtà fisica percepibile pentasensorialmente? Se raffigura altre realtà visualizzate interiormente.......

oltre

(utente eliminato)

#3 06/08/2019, 10:50

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Mi sento in un certo modo tirato per la giacchetta:D:D. Non ho mai contestato photoshop (premetto che non lo uso) o chi ne fa uso. Ho sempre nutrito massimo rispetto (e sempre lo farò;) per chi concepisce il termine fotografia sfruttandolo a proprio modo e piacimento, ci mancherebbe altro. E non è nemmeno portando esempi degli anni "30 che mi si possa far cambiare idea, pur rispettando l'autore in questione, sia chiaro. Il problema, come peraltro ho sempre detto/scritto, è solo mio e forse di qualcun'altro che la pensa come me. La doppia esposizione oggi è possibile grazie alle innovazioni del digitale. ma tu hai spiegato benissimo che tali operazioni erano possibili anche allora in camera oscura. E su questo non ci piove. Ogni tanto qualche doppia esposizione la faccio anch'io, in modo totalmente misurato alle mie capacità e conoscenze. Ma, un conto è parlare di due, tre, quattro, cento, mille fotografie assemblate in camera oscura o con photoshop, altro conto è prendere immagini create al pc con l'ausilio di vari software dedicati (omini e oggetti vari, non scatti ottenuti da una macchina fotografica) e appiccicarle sopra una foto di base. Ci sono dei siti dove poter scaricare queste immagini suddivise per categoria. Ecco, sarebbe opportuno che, quando si pubblica una creazione di questo tipo, si faccia menzione di tutto questo, da dove sono state le varie figure, linkando il sito di provenienza. Così dovrebbe funzionare a mio parere. So per certo che molti lo fanno e non si limitano solo ad inserire l'immagine creata nella categoria "fotomanipolazione" ma andrebbe specificato in maniera più "onesta" (passatemi l termine) Lo so che è un ragionamento stupido e banale, ma la penso così! *bye**bye*

(utente eliminato)

#4 06/08/2019, 10:53

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manca un pezzetto: "da dove sono state prese le varie figure"

(utente eliminato)

#5 06/08/2019, 11:53

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@oltre: gli assoluti in fotografia non esistono...e nessuno, tanto meno io, ho parlato e nemmeno voglio parlare di questo. Ho come sempre espresso il mio parere il quale, evidentemente, risulta essere diverso dal tuo e da quello di altri (forse la maggioranza) Il voler dimostrare ad ogni costo che quella determinata cosa è la legge mi infastidisce un pochino. Pensa se tutti la pensassimo allo stesso modo....o io o te non esisteremmo!:D:D:D*bye*

Ferrara.Carlo

Moderatore

#6 06/08/2019, 12:14
Punteggio commenti: +26

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Ciao e grazie per i vostri interventi. Chiaramente Uelsmann è un "pretesto" per intavolare una discussione annosa (ed anche per conoscere un grande autore). E' chiaro e fondamentale che ognuno abbia le proprie idee e che come tali (nel rispetto del prossimo) debbano essere rispettate.
Ovviamente tutti si possono sentire coinvolti in questa discussione, altrettanto ovviamente non c'è riferimento a nessuno in specifico.
Tracciare una linea di demarcazione che segni dove arriva la Fotografia e dove comincia la Computer Grafica è difficile. Ognuno traccia la sua, a suo modo e a suo intendere. Ognuno porta anche valide motivazioni a sostegno della propria tesi. Anche io mi avvicino al tuo ragionamento Giorgio, a proposito delle immagini prelevate dal web. Ma poi mi spingo ad un ulteriore pensiero. Le immagini che "scarico" e "appiccico" , non sono anch'esse fotografie? Se sì allora potrei dire che è fotografia. Per rimanere nel paragone Uelsmann, se si fa prestare un negativo da un amico e lo sovrappone ad uno dei suoi, possiamo chiamarla fotografia? (poi si può specificare il nome dell'autore dell'altro negativo, questo è vero).
Io ho tracciato la mia linea personale: non ritengo fotografia ciò che nasce totalmente dalla grafica vettoriale. Questa è la mia, ma ne vedo tantissime vicine e parallele, come i binari della ferrovia.

Ferrara.Carlo

Klizio

Vice Amministratore

#7 06/08/2019, 13:16
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Un articolo che, insieme alla proposta di lettura di un grande Autore, stimola la riflessione e la discussione. Davvero i miei complimenti Carlo!
L'elaborazione grafica di una o più foto - files in formato elettronico o supporto analogico che siano - esprime - per me - solo una tecnica creativa atta a mutare uno o più dati di partenza (che assumiamo come corrispondenti al vero) in un "altro". Non di meno di può dire di tecniche applicabili direttamente in camera: vedasi ad es. i lavori su "fotodinamismo" dei Fratelli Bragaglia... implicanti l'uso di lunghe esposizioni addirittura risalenti al 1913!! Alterazione del reale - mutazione - creatività infine, solo e semplicemente tecniche volte a rendere un dato reale diverso: fotograficamente l'operazione creativa si può attuare però anche con tecniche diverse... ad es. lo sfocato così particolare dato dalle lenti utilizzare dallo stesso GioChi65 o da Carla Bresciano. Un altro tipo di operazione "muta-forma" ma pur sempre evolutiva rispetto ad un dato reale.
La fotomanipolazione fa lo stesso, ma lo fa usando una tecnica - analogica prima e digitale oggi - diversa.
Per me stiamo parlando di fotografia sempre e comunque.
Ciò che non è fotografia - per me - è la creazione ex novo attraverso la computer grafica di dati informatici non provenienti da uno scatto fotografico.
Ecco. ad es. come può esserlo una scritta, una forma, e così via.
Qui parliamo invece di artwork purissimo, che potrebbe anche fondersi con la fotomanipolazione nel caso di commistione sia di dati "non fotografici" che "fotografici". *bye*

Klizio

oltre

#8 06/08/2019, 15:44
Punteggio commenti: +25

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Il problema è stabilire un confine. Un confine può essere valido per uno e non valido per altri. Si entra in un conflitto tra punti di vista diversi da cui non c'è via d' uscita. Per me, definire un confine mobile che accontenti tutti è molto poco probabile stabilirlo, come lo è anche stabilire un confine tra le varie categorie in cui si può inserire una fotografia/immagine fotografica. E' cosi importante etichettare una foto/immagine fotografica? Accettarla per quello che è, senza etichettarla ...è così difficile?

oltre

Klizio

Vice Amministratore

#9 06/08/2019, 17:41
Punteggio commenti: +45

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Credo sia un dato di fatto, Oltre: è difficile.
Ma sono comunque d' accordo sul fatto che il " come" sia un aspetto secondario e subordinato al " perchè" dell' immagine.
L' emozione e i pensieri che la foto può scatenare derivano dall' immagine in se. Il confine che ho sopra tracciato serve unicamente in funzione del dibattito e dello specifico argomento proposto. La creazione totalmente artificiale di una immagine attraverso la computer grafica è una tecnica che, a parte la composizione, non condivide con la fotografia, ad es. gli iso, il diaframma e il tempo di scatto. È un' arte visiva, una disciplina, diversa, come diversa è la pittura. Ma le emozioni e i pensieri che l' immagine può trasmettere, ripeto, prescindono dal mezzo utilizzato. ;)

Klizio

(utente eliminato)

#10 06/08/2019, 18:59

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Le categorie in fotografia sono una invenzione inutile. Se una fotografia è buona è buona e basta. Un paio di anni fa ho partecipato a un workshop con Laura Manione (cercate in rete notizie su questa docente) il cui titoloera: "Paesaggi sensibili" Ho capito e imparato molte cose. Ovvio, la si può comunque pensare in maniera diversa. Riguardo al confine tra un pensiero e un'altro, beh...non possiamo stabilirlo, nè noi, nè nessun'altro. Non è nemmeno giusto e corretto chiudersi a riccio con le proprie idee, chi no le cambia è un.....(ci siamo capiti:)) *bye**bye*

Ferrara.Carlo

Moderatore

#11 06/08/2019, 19:37
Punteggio commenti: +26

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Proprio questo è lo scopo di una discussione. Comprendere che esistono altre idee ed altre visioni. Il confronto civile, se pur non riesce a far combaciare i confini, ha lo scopo dì avvicinarli. Serve per muovere delle autocritiche; sempre molto difficile autocriticarsi, a volte fa male ma superato il momento si entra in nuovo mondo.

Ferrara.Carlo

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