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Unicità, copia e ispirazione

Ferrara.Carlo

Moderatore

#1 08/02/2020, 16:19
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Foto allegata

Parte tutto da qui.....nel 2010 scatto questa immagine, credo di aver creato un'opera unica. Poi con Google uso la funzione " cerca per immagini visibilmente simili" .... IN-CRE-DI-BI-LE !!!

Ferrara.Carlo

Ferrara.Carlo

Moderatore

#2 08/02/2020, 16:20
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Foto allegata

... il risultato della ricerca...

Ferrara.Carlo

Ferrara.Carlo

Moderatore

#3 08/02/2020, 16:28
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Ultimamente sono un poco critico verso la "mancanza di fantasia"...Padroneggiare la tecnica dovrebbe essere la chiave per usare la fantasia. In questo periodo uso spesso la funzione "cerca immagini simili” con Google. Le mie foto ovviamente ed anche quelle di altri. E' un gioco che mi aiuta a confrontare l'unicità; non un metodo "assoluto", ma indicativo; una constatazione di quante immagini simili esistono. Quando le foto non sono le mie non esprimo giudizi, mi mancano troppi parametri per farlo. Per esempio non so quando sono state scattate. Non so se chi l'ha scattata aveva visto quella dell'altro e se l'altro, magari, ne ha vista una, prima della sua. Poi mi piace osservare, con immagini simili, le differenze (come la Settimana enigmistica :D:D:D )tecniche eventualmente, ma soprattutto interpretative. Perché la differenza sta lì, proprio lì. In fotografia (nell'arte in generale) nessuno inventa, interpreta. Per interpretare serve fantasia. Il "trucco" è quello. La sola tecnica porta a credere alla perfezione. Credere nella perfezione è un grosso sbaglio, perché non esiste. Se Leonardo avesse ridipinto la Gioconda, probabilmente l'avrebbe migliorata, ma non sarebbe stata comunque perfetta. Perché se l' avesse ridipinta una seconda volta, avrebbe potuto ri-migliorarla. Alla ricerca della perfezione avrebbe dipinto solo Gioconde!!! Bisogna abbandonare la ricerca della perfezione, continuando a migliorare ovviamente, ma arrivando ad un giusto compromesso. Meglio quindi lavorare sulle idee. Una brutta foto con un'idea, vale più di una foto tecnicamente perfetta ma insipida. Una brutta foto dell'idea ha margini di miglioramento tecnico, una foto tecnicamente ottima è tale. Vale per tutti i generi (non parliamo ovviamente di professionisti con target cliente). Cosa c'è da inventare in una macro? Io non lo so. Se lo sapessi l'avrei già scattata. Cerco sempre qualcuno che lo faccia ed a volte lo trovo. Ricordo i primi sfocati a "cerchiolini" di qualche anno fa derivati dalla capacità delle compatte di avere minime distanze di messa a fuoco ed un diaframma perfettamente rotondo. Forse una moda, ma comunque qualche cosa di nuovo, un'idea appunto. Un'idea tecnica, ma pur sempre un'idea.... non una copia. A volte sono esperimenti, nascono crescono muoiono, ma dagli errori si creano le basi per l'innovazione.
Credo ci sia poca fantasia, tanta paura di sbagliare e, quindi, poca voglia di sperimentare. Adagiati nella zona di confort, immersi in una successione di immagini dalle quali copiare. Se copi non sbagli, se copi non usi la fantasia. Ben diverso è ispirarsi. Ispirarsi vuol dire comprendere il “sentimento” dell'autore ed usarlo a proprio modo. Possiamo leggere un libro che ispira una immagine. Come un musicista può scrivere una canzone ispirandosi ad una immagine. Come..... insomma l'ispirazione è un inseguimento.
Non sono certo il primo a trattare l'argomento unicità, copia e ispirazione. Personaggi illustri lo hanno fatto, per citarne uno, Picasso. Anche io ho cercato di affrontare l'argomento, influenzato da Picasso, influenzato da “cerca immagini simili” ma con le mie parole e con il mio modo di vedere l'argomento.
Naturalmente un ragionamento per coloro che credono nella fotografia basata su ricerca ed emozione condivisa. Non è un argomento che può interessare chi scatta immagini per ricordo o testimonianza, non deve. Anzi, nelle foto turistiche per esempio, è quasi uno scopo copiare. Testimoniare di essere stati sotto (o sopra) la torre di Pisa, nel mare delle Maldive. Lo scopo è riprodurre per testimoniare. Il ricordo di un'esperienza. Un compito nobile ed importante della fotografia.
Altra distinzione necessaria è per chi approccia alla fotografia. I neofiti hanno l'esigenza di copiare (quante ne ho copiate, e quante ne copierò se deciderò di “indagare nuove strade” n.d.r.). Serve per affinare la tecnica. Sprona e contemporaneamente fa comprendere quale attitudine si ha. Quale Fotografia, più delle altre, ci stimola e ci rende felici. Quanto dura questa fase? Non ne ho idea. Un mese, un anno, una vita? Non ne ho idea. Prima finisce, prima arriva il momento di dover usare la fantasia.
Ultima discriminante. Capita, e capita spesso, di scattare immagini che crediamo uniche. Crediamo di essere stati i primi a farle! Fino a quel momento è VERO! Non c'è nella nostra memoria un'immagine simile, il nostro cervello non l'ha nei suoi cassetti.
Purtroppo la realtà (se la vogliamo vedere) è che non siamo stati i primi, ma forse siamo gli ultimi, in termini temporali. Perchè? Perchè le cose belle, le cose brutte, i sentimenti e l'esigenza del ricordo, affascinano da sempre il genere umano. In ogni modo ha sempre cercato di “tradurli” in qualche cosa che sia “trasmissibile universalmente”. Sculture, dipinti, testi, musiche ed immagini. Tutti produciamo qualche cosa che potremmo definire “l'inconsapevole già fatto”. Verrebbe spontaneo chiedersi:” allora perchè si continua?” Per trovare una chiave di lettura dello stesso sentimento, che arrivi a coloro a cui non è arrivato da altri e che sia adatto ai tempi in cui viene creato. Si arriva addirittura a creare opere che verranno capite nel futuro, rispetto al tempo in cui sono state create. E' questo che spinge tutti, consapevolmente o inconsapevolmente.

Ferrara.Carlo

Max

#4 11/02/2020, 18:16
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Ok, lo ammetto, qualche volta ci ho provato anche io ma più che per testare la mia fantasia solo per vedere come un soggetto simile è stato interpretato da altri. Un tema interessante di cui approvo sostanzialmente ciò che hai scritto. La tecnica dovrebbe sempre seguire l'estro, dovrebbe essere come la bella calligrafia di una poesia che abbia cuore. Troppo spesso manca l'immaginazione e ci si rifugia in una semplice reinterpretazione di classici cercando di curare quanto meno l'estetica (magari senza riuscirci). Poi hai un guizzo, un lampo, un'idea e capita ciò che hai sperimentato tu e ci si sente depressi. Ma allora non rimane davvero più niente da inventare? Tutto è già stato ripreso, scattato, interpretato e reinterpretato? Ecco che allora si tende a strafare, a colpire, ad impressionare a tutti i costi cercando di essere originale ma rischiando di essere solo pacchiani. Mi vengono in mente musicisti e cantautori che pensando di aver inventato un bel motivetto si scoprono più o meno consapevolmente plagiatori. Eppure le note sono solo sette e in qualche maniera sono già state usate in ogni combinazione possibile e in tutte le salse. Cosa ci rende unici dunque? Forse la coerenza con se stessi. Forse il coraggio di non tornare indietro, di proseguire nel proprio stile, di affinarlo e farne il proprio distintivo segno di riconoscimento. Bel articolo Carlo, grazie come sempre *bye*

Max

Klizio

Vice Amministratore

#5 11/02/2020, 21:17
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Ibis redibis non morieris in bello.
Basta una virgola per cambiare completamente il senso: prima o dopo il "non".
Quella virgola è ciò che può cambiare il senso e l' impatto di una foto.
Come l'accento su una nota.
Come una settima su un accordo.
Una pausa, un vibrato sulla corda della chitarra.
Qui entra in gioco la tecnica... che occorre possedere affinche lo spartito sul quale suoniamo possa diventare "noi", anche se è una musica che abbiamo già sentito.
La vera originalità siamo noi, il nostro punto di vista.
Per me, se tutto è già stato fotografato, scolpito, dipinto, suonato etc. Etc.. la differenza la fa il "come" affrontiamo quel tema, non il "cosa".
Il "cosa" è triste, quotidiano, scontato ... è privo di fascino.
Il fotografo deve dargli una veste, un suo punto di vista.
Deve metterci la sua virgola.

Klizio

scaraluca

Staff

#6 12/02/2020, 08:21
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Guarda Carlo vediamo se ho capito ma faccio davvero un sunto: in fotografia l'importante è essere ignoranti..cioè a me, come a tutti, sono convinto che sia capitato di fotografare inconsapevolmente una foto già fatta in passato da qualche altro fotografo magari pure famoso. Quindi? Posso considerarmi bravo allo stesso modo? No, è culo e oltretutto questo mi convince che le fotografie di decenni orsono sono le stesse che si scattano oggi, cambiano solo gli strumenti. La sensibilità di ognuno e la capacità di vedere non sono esclusiva dei mostri sacri e probabilmente oggi tanti di essi non sarebbero considerati tali..sono considerati bravi perché, oltre ad essere bravi di fondo, erano anche in pochi rispetto alla massa. La massa non poteva economicamente permettersi una reflex. Le cose da fotografare sono sempre quelle ma proviamo ad immaginare quanto sia difficile emergere oggi quando vengono pubblicate miliardi di foto ogni anno. O si smette o si prosegue per passione..la fase che in pochi applicano è la Rappresentazione cioè la capacità di rendere unico un oggetto, un ritratto o un panorama. Tanti si fermano al Ricordare e spingersi a Raccontare è già bestemmiare come un abitante del Friuli sotto effetto dell'alcool..figuriamoci saper rappresentare. Io ci provo e sinceramente frega una minchia dei like perchè mi basta essere in pace con me stesso.

scaraluca

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