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The dark side
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The dark side

di Ferrara.Carlo, in  Bianco e nero

The dark side

Inviata il 01/03/2018, vista 178 volte.

Laboratorio fotografico:
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Commenti

6 commenti

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autore

#6 del 04/03/2018
Punteggio commenti: +20

GRAZIE LUCA!!!!!!

luca26

#5 del 04/03/2018
Punteggio commenti: +9

Bella la serie, bella l'idea !! *bye*

luca26

autore

#4 del 04/03/2018
Punteggio commenti: +20

Grazie caro inimis!!!!!!

inimis

#3 del 03/03/2018
Punteggio commenti: +338

Trittico ben pensato, *bye**bye*

inimis

autore

#2 del 02/03/2018
Punteggio commenti: +20

Ciao Asaiso. Comincio col ringraziarti, perché ciò che scrivi mi riempie di gioia e perché no, anche di orgoglio. Quindi grazie mille. Per spiegare ciò che mi chiedi, devo aprire una parentesi che riguarda il mio modo di vivere. Ho impostato, anche se sarebbe meglio usare “sto provando ad impostare”, la mia vita sulla ricerca dell’ equilibrio interiore. Sono convinto che nulla è “semplice” e che non esistono gli estremi. Una convinzione teorica e morale che non invento certo io. Il mio ispiratore è indubbiamente Pirandello con la sua teorizzazione delle “maschere”. Le sue novelle, quali per esempio “La Patente” e “La Giara” sono per me una guida, sia fotografica che per lo stile di vita. Stile che richiede molta coerenza, valore fondamentale ma difficile da raggiungere. Io, e più in generale gli esseri umani, consciamente o no, viviamo quotidianamente delle bivalenze. Dobbiamo costantemente prendere delle decisioni. Da quelle banali a quelle fondamentali, ci troviamo a dover scegliere, esemplificando ed estremizzando, tra Bianco o Nero. Vero è, che ciò che ci fa scegliere tra uno o l’ altro, sono tutte le sfumature. Se ho creato questo dubbio in te, ho raggiunto il mio risultato. Lasciare lo spettatore nell’ incertezza è una componente fondamentale della mia fotografia. Lascio a te l’ onere (e spero il piacere) di scegliere. Io non posso dare una risposta per te. Perché non c’è. Perché nemmeno io so darmela. In questa sequenza, per specificare il ragionamento, lascio allo spettatore più letture. Il “dark side” è, nell’ immediato, il quarto muro, quello mancante. E se uno spettatore vuole limitare la sua lettura a questo, è naturalmente libero di fermarsi. Se ha voglia di cominciare “un viaggio” più profondo, può cominciare un ragionamento sul mio lato oscuro. Cosa non sa di me, perché ho un lato oscuro. Oppure può immedesimarsi nel personaggio e pensare al proprio lato oscuro. Autoanalizzarsi. Ancora si può pensare al “dark side” del genere umano o al rovescio della medaglia di tutte le cose per le quali diventiamo categorici. La fatiscenza è entrambi gli aspetti della tua analisi. Personalmente non riesco a scinderla. Le due versioni sono complementari. Una casetta diroccata è inevitabilmente un’ accusa “pratica” alla società liquida descritta da Bauman, ma anche qualche cosa di più profondo che sfocia nel ricordo e che sottolinea la nostra fragilità al cospetto del tempo. Come hai intuito, questo modo di essere, mi porta distante da ciò che è una credenza diffusa, ovvero che la fotografia deve spiegare e spiegarsi. So che questo “genere” esiste, che è praticato e che anche io ho fatto (e faccio tutt’ora, ma raramente mostro al pubblico) . La mia predilezione ricade sulla creazione di immagini che creino dubbi, che diano allo spettatore la possibilità di usare la propria fantasia. Dovremmo discuterne di persona, perché i concetti son difficili ed io non sono affatto bravo ad esporli scrivendo….. chissà, un giorno!!! Grazie ancora Asaiso.

Asaiso

#1 del 02/03/2018
Punteggio commenti: +125

La fatiscenza come elemento primordiale, caos biblico e antropologico, punto di partenza per un nuovo "ordo mundi". Questo è quello che ricevo da alcune tue immagini. Ma c'è fatiscenza e fatiscenza. Cè quella fondamentalmente legata all'uomo, all'abbandono di ciò che aveva sognato, costruito e poi lasciato al suo destino, che diventa vittima dell'usurpazione violenta e animalesca di altri uomini senza sogni, o anche solo della natura nel suo inarrestabile viaggio verso il massimo entropico. E c'è quella, molto più profonda e quasi incontrollabile, delle rovine interiori come la "voce dei poveri resti di un sogno mancato..." di Bertoliana memoria. Ecco, tutto questo pesante pistolotto per dirti che non riesco, nelle tue immagini a scindere con chiarezza da quale delle due fatiscenze ti senti più coinvolto. A volte mi sembra una, a volte l'altra. Probabilmente c'è un mix di entrambe, ma essendo esse così profondamente diverse e anche di portata assolutamente imparagonabile, vorrei capire meglio dove sta la linea di confine.

Asaiso


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