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Il titolo, la didascalia ed il testo

Ferrara.Carlo

#1 28/12/2016, 17:30
Punteggio commenti: +19

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Per parlare un poco di fotografia e di uno dei tantissimi aspetti che la caratterizza, vi vorrei proporre un tema ben noto, ovvero quello dei titoli e dei testi.
Quando visito mostre fotografiche di autori che non conosco, comincio subito dalla lettura introduttiva che accompagna la mostra e se c'è, anche dalla biografia dell’ autore. Personalmente trovo molto utile "inquadrare" il contesto nel quale sono state scattate le fotografie, magari anche lo stato d' animo attraversato dall' autore mentre produceva l’opera. Dopo possono piacermi o no, ma almeno posso capire. Per esempio, guardare le foto di Capa dello sbarco in Normandia senza sapere che è lo sbarco in Normandia, toglie valore a ciò che si sta guardando. Che una foto non debba avere un titolo o che non debba essere introdotta da un testo è una mera credenza popolare. In ogni caso sono scelte che spettano all' autore. Con la stessa libertà, l’osservatore, può decidere di leggerle oppure no. Ad oggi, fortunatamente, non ci sono imposizioni in merito! Spesso, quando si affronta questo argomento viene tirato in ballo Ansel Adams e la celebre frase: La fotografia è come una barzelletta, se devi spiegarla vuol dire che non è riuscita bene”. A parte il fatto che di Ansel Adams ne è nato uno, si può semplicemente ribattere con la citazione di Brassai: “Per me la fotografia deve suggerire, non spiegare” . Insomma chi ha ragione? Nessuno ed entrambi. Ogni grande autore contestualizza il suo modo di fotografare e non è mai il caso di citarli, per sostenere una tesi. Si potrebbe anche rispondere ad Adams dicendo che non tutti capiscono le barzellette, anche se ben raccontate!!!!
Chi osserva un’immagine accompagnata dal titolo e/o da un testo, ha la fortuna di avere diversi modi per “leggere”. Può guardare senza leggere. Può guardare, interpretare e poi leggere. Può leggere, guardare e interpretare. Può confrontare ciò che ha letto con ciò che ha visto e con ciò che l’immagine ha suscitato in lui.
Se non c’è scritto nulla, può solo osservare ed interpretare a suo modo. Come dicevo, sono comunque scelte autorali che fanno parte del “pacchetto” di presentazione dell’opera.
Bisogna anche distinguere i testi o i titoli. Se la foto rappresenta un campanile è facile pensare che sia inutile intitolare la foto “Campanile”. Ma se l’intento è mostrare il campanile di un paese preciso, può essere interessante chiamare la foto (o inserirlo come descrizione) con il nome del Paese.
Insomma, tutto deve essere ponderato. Medesimo discorso per la descrizione. Non deve essere didascalica come ad es: La chiesa di sant’ Elia con il suo campanile al tramonto. Lo vedo da solo che siamo al tramonto e vedo il campanile. La parte interessante è solamente “Sant’ Elia” . Allo spettatore può interessare sapere se è abbandonata o frequentata, perché è stata fotografata, se qualche aneddoto lega l’autore alla chiesa. Queste sono le info che servono. Non è necessario “spiegare” la fotografia, ma piuttosto spiegarne la genesi ed il contesto.
Sono convinto che la costruzione della presentazione dell’opera sia l’esatto contrario della costruzione dell’opera . Se quest’ ultima deve sottrarre per aggiungere (pochi elementi e poca confusione per rappresentare il massimo del messaggio ) , la presentazione deve aggiungere per sottrarre (più conosco dell’opera, meno il mio giudizio sarà soggettivo ) .
Per concludere ritorniamo ad un concetto base: la scelta di inserire o meno il titolo, il testo, la didascalia spetta esclusivamente all’ autore (a meno che non sia una retrospettiva!!! ) . Questa libertà è basilare e deve sempre essere rispettata dall’ osservatore. E’ evidente che ad ogni scelta potranno corrispondere conseguenze positive o negative per la lettura dell’immagine. Ma questo è vero anche nella vita!

Ferrara.Carlo

RobertoCecchi

#2 29/12/2016, 09:05
Punteggio commenti: +26

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In "sintesi", e di certo non è una "novità": E' verissimo che una foto sostituisce mille parole, ma è pur vero che per alcune foto mille parole non bastano a spiegare il contesto nel quale è nata...*bye*:)*bye*

RobertoCecchi

nicomat

#3 29/12/2016, 11:08
Punteggio commenti: +67

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:) Grazie scintilla, molto interessante

nicomat

inimis

#4 31/12/2016, 01:08
Punteggio commenti: +330

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Anche io non davo molta importanza al titolo, fino al giorno in cui vidi ad un concorso una sterminata distesa di girasoli. Erano momenti di scontri sociali, la foto era ben fatta ma nulla più. Lessi il titolo e rimasi folgorato: " milioni di girasoli, 10.000 per la questura". Diventò all'improvviso la più bella e significativa delle foto a concorso, *bye**bye*

inimis

miraggi

#5 31/12/2016, 12:34
Punteggio commenti: +39

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Condivido quanto da te scritto. Sono andata a vedere le mostre di Bresson e della Maier. In tante c'era riportato il luogo di scatto e nulla piu'. Al di la' che diverse stampe della Maier sono postume, pertanto non titolabili da parte dell'autrice, per Bresson presumo che sia una sua libera scelta. Eppure mi è mancato qualcosa nella visione, come dice inimis su alcune foto il visitatore puo' apprezzarle perche' ben fatte ma il significato è soggettivo e condividerlo è un bellissimo dono che l'autore fa a chi guarda.

miraggi

MacLeod

#6 02/01/2017, 11:36
Punteggio commenti: +54

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Concordo con Scintilla, titoli e parole servono e fanno parte del contesto del progetto che il fotografo sottopone alla nostra attenzione, la sua scelta di usarle è sempre sinonimo di ragionamento, dove niente è lasciato al caso, anche la successione cronologica delle foto e le loro dimensioni. Anche nelle canzoni e nella narrativa è importante un titolo, se non fosse altro per una catalogazione !;);)

MacLeod

Ferrara.Carlo

#7 11/07/2018, 14:01
Punteggio commenti: +19

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RIPROPONGO.
PROBABILMENTE NON INTERESSAVA NEANCHE PRIMA (SE NON AI CARI AMICI CHE GENTILMENTE SONO INTERVENUTI), MA VISTO CHE SI E' DISCUSSO DI CHI FA O NON FA, DI CHI VUOLE IMPARARE E DI CHI NON VUOLE, DI CHI SA O NON SA CHE COSA E' UN FORUM DI FOTOGRAFIA... QUI OGNUNO PUO' ESPORRE IL SUO PARERE, PUO' APPRENDERE O INSEGNARE, SENZA DOVER ATTENDERE UNA CRITICA ALLA PROPRIA IMMAGINE. (Scrivo in maiuscolo non per "gridare" ma per distinguere tra commenti vecchi e nuovi (eventuali))
P.S. Chiaramente sono discussioni che possono non interessare, ci mancherebbe. Chiaramente sono discussioni che possono essere già state trattate più volte (come lo sono molti "filoni" fotografici). Bhe basta proporne di nuovi o "innovare" gli esistenti.
Ciao.

Ferrara.Carlo

miraggi

#8 12/07/2018, 20:14
Punteggio commenti: +39

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ho riletto tutto, pure il mio commento. Sono due volte che posto foto senza titolo ed esattamente dopo l'incontro con Monika Bulaj che ha saputo raccontare le foto di altri colte da lei visivamente in un modo nuovo. Le ha abbinate a 2 a 4 a 6 a seconda del messaggio che le faceva arrivare quel medesimo autore. Foto fatte in periodi e luoghi diversi ma che creavano un argomento o filo conduttore o la forma di qualcosa ripetuta da persone, cose o animali sempre abbinate pur catturate in anni e luoghi diversi. Uno spettacolo visivo. Nel mio caso ha abbinato la foto delle due bimbe con i palloncini(postata 13.6.18) con una foto di persone in un campanile a tirare con le corde (postata il 13.12.2015). La sua lettura è stata il percepire il mio desiderio di volare in alto come una bambina con le persone che lavorano alle corde come con le mongolfiere

miraggi

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